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Angelo Filomeno: un ponte di seta tra New York e il Salento

Angelo Filomeno all'opera nella sua casa a San Michele Salentino (Brindisi)

Nelle sale dei templi dell’arte contemporanea mondiale – dal Museum of Art and Design di New York al Century Museum of Contemporary Art di Kanazawa in Giappone, dal Centre Pompidou di Parigi alla Galleria d’Arte Moderna di Roma, dalla Biennale di Venezia al Museo Pino Pascali di Polignano a Mare – si consuma un silenzioso, raffinatissimo ossimoro. Opere di una potenza visionaria, che attingono a un immaginario fatto di simboli alchemici, teschi, insetti e figure surreali, sono realizzate con una delle tecniche più antiche e tradizionalmente “domestiche”: il ricamo.

È questa la firma inconfondibile di Angelo Filomeno, artista internazionale nato a San Michele Salentino nel 1963, che, da anni, vive e lavora a New York, senza mai dimenticare la terra che gli ha dato i natali.

Dall’apprendistato salentino alle gallerie globali

La storia di Angelo Filomeno è un esempio di come le radici più profonde possano nutrire le ali per volare più lontano. La sua formazione inizia sin da bambino, quando osserva per ore e ore la mamma intenta alla macchina da cucire. Ci prova e si diletta anche lui da ragazzino con ago e filo, fino a quando spicca il volo verso Milano, iniziando a lavorare per blasonate maison di moda come Mila Schön e Versace.

Qui affina una maestria tecnica eccezionale che non è semplice artigianato. No, è qualcosa di molto più forte e assolutamente originale che gli pulsa dentro come un martello e che lo porta oltreoceano, a New York. Qui inizia a collaborare con atelier di sartorie teatrali, come Eaves Brooks, nel Queens, e per Oscar de la Renta, fino ad approdare al cinema e allo spettacolo, con la realizzazione di vari costumi di scena. Agli inizi del nuovo Millennio la vera svolta nella sua carriera, quando sceglie di mettere a frutto la grande abilità di ricamatore su pregiate sete, affiancate poi ad altri materiali.

Le tele ricamate, fusione perfetta di pittura, ricamo, artigianato

Improvvisamente in Angelo, l’ago e il filo smettono di essere strumenti per decorare tessuti e diventano pennelli per dipingere su seta, velluto e shantung. Le sue tele ricamate sono composizioni iperrealiste e al tempo stesso oniriche, dove la vanitas del teschio si scontra con la delicatezza di una farfalla, e dove riferimenti alla storia dell’arte si mescolano a una personale mitologia.

Le sue tele ricamate sono tableaux in cui cristalli e onice sono incastonati sulla seta, tra ricami intricati in cui scheletri, bestie, insetti si inseguono e si nascondono. 

Ma il nostro artista, anzi creatore come preferisce definirsi, non utilizza solo seta; vi è la mussola, il denim e addirittura la iuta impiegata per raccogliere le olive. Come a dire, l’America sì, ma che strizza l’occhio sempre alle sue radici pugliesi semplici e vitali.

Una tecnica straordinaria, unita a una visione unica, che ha catturato l’attenzione della scena artistica newyorchese, portandolo a esporre in gallerie prestigiose e a diventare un nome rispettato e riconoscibile. Le sue opere sfidano ogni categorizzazione: sono sculture piatte che si animano, dipinti senza pigmento, poesie visive cucite con pazienza certosina.

Il Riad Pugliese

Nonostante il successo globale, il legame di Angelo Filomeno con la Puglia rimane viscerale. Questo legame ha trovato una sua concretizzazione fisica, poetica e architettonica in una casa nel centro di San Michele Salentino, un vero e proprio “rifugio dell’anima” che l’artista ha personalmente plasmato. La dimora non è una semplice abitazione, ma un’opera d’arte in sé, un manifesto del suo stile che fonde l’estetica salentina con suggestioni nordafricane.

Come un riad marocchino, la casa si sviluppa attorno a un cortile centrale, un cuore aperto verso il cielo che organizza gli spazi e invita alla meditazione. È in questo impluvium di luce e quiete che si erge, solenne e carico di significato, un albero di carrube.

La scelta non è casuale. Il carrubo è un albero simbolo del Mediterraneo, resistente e longevo, profondamente radicato nel paesaggio pugliese. Per Filomeno, rappresenta un ancoraggio alla terra, un richiamo alla memoria e all’identità. Le sue radici sono quelle dell’artista, che, pur navigando nell’oceano dell’arte contemporanea, torna sempre a dissetarsi alla fonte della sua origine.

L’albero nel cortile non è solo un elemento di arredo, ma un compagno silenzioso, un testimone delle stagioni che passano e un ponte fisico tra il suo presente cosmopolita e il suo passato salentino.

Un ponte di seta tra due mondi

Angelo Filomeno incarna così la figura dell’artista globale con un cuore profondamente locale. La sua casa-studio in Puglia non è un luogo di ritiro, ma un laboratorio di idee, un crocevia dove l’energia pulsante di New York si fonde con la luce accecante e i ritmi antichi del Salento. Quel cortile con il carrubo è il suo sancta sanctorum, il luogo dove l’arte e la vita si ricuciono insieme, punto dopo punto, proprio come nelle sue tele.

Le sue opere sono splendidi collage di stoffe, di ogni colore e tipologia, su cui Angelo ricama con la sua inseparabile macchina da cucire Singer.

I suoi non sono dipinti, non sono sculture, ma sono una fusione unica di sue rielaborazioni personali. Parlano di morte, paura, superstizione, ricordi ancestrali, solitudine, natura, campagna, ferite ancora aperte e altre ricucite, attraverso un’iconografia che rimanda all’arte nordeuropea, così come alla mitologia giapponese e alle maschere tribali africane. Riferimenti a volte anche macabri, sublimati, grazie alla raffinatezza dei suoi ricami, in un regno di incredibile eleganza e bellezza.

Girovaghiamo per la sua casa ed è come se stessimo ammirando una galleria d’arte, dove trovano spazio maschere tribali accanto a monili africani, madonne, arazzi, elmi con pennacchi. E naturalmente le sue “pitture ricamate”, partorite da una complessa e sofferta gestazione, in cui l’atto creativo è il necessario punto di arrivo di un travaglio “nervoso”.

L’atto creativo come necessità

Angelo ci confessa. “Mi sveglio alcune volte durante la notte e DEVO alzarmi, DEVO creare per estrapolare ciò che ho dentro, per metterlo su tela.”

Una maieutica che nasce dal desiderio di star bene in primis con sè stessi e poi di comunicare la sua verità agli altri.

Improvvisamente, mentre stiamo conversando piacevolmente in piedi, si mette a sedere alla sua macchina da cucire. Prende un pezzo di stoffa rosso, un cerchietto e inizia a dialogare con ago e filo. È come se non ci fosse più nessuno nella stanza, solo lui e la Singer, un tutt’uno tra mente, occhio, dita e filo. Noi, in religioso silenzio, lo guardiamo estasiate. In men che non si dica prendono vita sulla stoffa una lucertola, uno scarabeo, una lisca di pesce e una spiga di grano.

Un dono per noi quanto mai inaspettato e gradito. La custodiremo gelosamente.

Ci congediamo con una splendida sensazione nell’animo: un’infinita gratitudine per la nostra terra che ha partorito persone di tale spessore e sensibilità.

Incontrare questo artista eccezionale ci ha ricordato ancora una volta che la vera internazionalità non nasce dalla cancellazione delle proprie origini, ma dalla loro profonda, abile e coraggiosa rielaborazione.

E in questo, Angelo Filomeno non ha mai smesso di tessere, e di ricamare, un ponte di seta tra San Michele Salentino e il resto del mondo.

Un ponte sul mondo che la nostra Puglia sta tracciando assieme ai suoi artisti. Oggi più che mai.

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2 Comments

  1. Maria Carmela Ostillio
    Maria Carmela Ostillio

    Ne vogliamo tanti come Angelo Filomeno…ma poi si perderebbe la sua UNICITÀ 😊

    1. Annamaria Petrosillo

      Davvero. Unico e irripetibile

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