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Armenia Express: cosa vedere in 3 giorni nella perla del Caucaso

Monastero di Khor Virap con sullo sfondo il Monte Ararat

Visitare l’Armenia in 3 giorni vuol dire immergersi in una storia millenaria, tra monasteri aggrappati a gole mozzafiato e panorami che cambiano continuamente. Con base a Yerevan, potrai esplorare il meglio del primo paese cristiano al mondo senza stress, unendo i tesori dell’UNESCO a degustazioni di vini e spiritualità.

Se pensi che l’Armenia sia solo una meta per storici noiosi o amanti del turismo religioso, rimarrai felicemente stupito da cosa vedere in questo meraviglioso Paese in 3 giorni. Questo angolo di Asia è un mix esplosivo di ospitalità calorosa, paesaggi che sembrano dipinti a olio, una cultura millenaria e una scena urbana a Yerevan che non ha nulla da invidiare alle capitali europee più trendy.

Hai solo un weekend lungo a disposizione? Nessun problema. Allaccia le cinture: ecco l’itinerario perfetto di 3 giorni per innamorarti irrimediabilmente dell’Armenia!

🗓️ Giorno 1: Yerevan, tra caffè all’aperto e vibrazioni soviet-chic

Trasporti convenienti ed efficienti

Il nostro viaggio inizia a Bari all’alba (sigh!), da dove ci imbarchiamo su un comodissimo volo Wizz Air con destinazione Yerevan. Un mix di trepidazione, ansia, eccitazione mi pervade. L’aereo si stacca dal suolo ed in pochi minuti sorvola il canale d’Otranto. Abbraccio con lo sguardo l’una e l’altra sponda della Puglia, la nostra terra mi sembra  un’agile danzatrice che si tuffa nel mare. Giro lo sguardo e riconosco il paesaggio inconfondibile dell’Albania, con le sue montagne a ridosso della costa. (Leggi articolo Tirana Albania: il viaggio low cost che ti fa dire wow – Vagabondaggi).

Un afflato di terre emerse cullate dal Mediterraneo! Poi il paesaggio cambia e il pensiero di stare sorvolando la Grecia, la culla della civiltà occidentale, e quindi fare rotta verso il continente asiatico non mi fa chiudere occhio. Eccola finalmente l’Armenia! Dall’alto mi sembra un fazzoletto di colori che vanno dal verde, al marrone al lilla. E poi intravedo una vasta distesa di tetti, circondate da montagne innevate. È lei, Yerevan, una delle città più antiche del mondo (persino più vecchia di Roma!).

Arrivate all’aeroporto internazionale di Zvartnots, prendiamo un taxi ad un costo onestissimo. Inoltre scarichiamo l’app GG e Yandex (come Uber) per tutti gli altri spostamenti che faremo. Sono comodissime e ultraconvenienti!

Yerevan, “la città rosa”

 L’appartamento prenotato è in centro ed è superattrezzato e moderno (NUOVO appartamento nel centro della città (appartamenti KTUR) – Appartamenti in affitto a Erevan, Yerevan, Armenia – Airbnb)

Molto moderna mi sembra anche la città, vibrante e piena di vita, nonostante la sua storia plurimillenaria.

La Cascata e il genio di Tamanyan

Mattina: passeggiando per l’immensa Mesrop Mashtots Avenue, ci imbattiamo subito nel  Matenadaran, il più celebre museo e istituto di ricerca di Yerevan, che custodisce oltre 17.000 manoscritti antichi e 100.000 documenti storici in varie lingue.  

Quindi ci dirigiamo verso la Cascata (The Cascade), una gigantesca scalinata monumentale di pietra bianca piena di opere d’arte contemporanea. Se ce la fai ad arrivare in cima, la ricompensa è una vista da togliere il fiato sul Monte Ararat. L’architetto Tamanyan immaginò un’imponente terrazza a gradini in questo sito e proprio a lui è dedicato il monumento che si erge ai piedi della cascata.

Tutt’intorno si estende il Giardino delle Sculture Cafesjian, che ospita opere celebri, come la monumentale teiera a forma di pizzo dell’artista franco-portoghese Joana Vasconcelos o  Donna con una sigaretta e Il guerriero romano del famoso scultore colombiano Fernando Botero.

Che gran figata la Cascata!
Vista sui giardini e la Cascade in notturna
Vista sui giardini e la Cascade in notturna

Nell’elenco di cosa vedere a Yerevan, posto d’onore a questo bellissimo esempio di progettazione paesaggistica urbana e di spazi pubblici. Vi è un’imponente scalinata per accedere ad ogni piano della cascata, dove vi sono fontane e piattaforme che custodiscono, al loro interno, una sorprendente ed interessantissima galleria d’arte contemporanea. I visitatori possono scegliere di salire a piedi attraverso la scalinata principale oppure, durante il giorno, prendere la scala mobile interna, per ammirare installazioni rotanti, mostre d’arte moderna e manufatti artistici di valore. Tutto rigorosamente gratis. Un modo davvero unico per celebrare l’arte, promuoverla ed arricchire spazi urbani. Sulla terrazza superiore si trova I subacquei, una spettacolare composizione scultorea ed è qui anche che inizia la parte incompiuta del complesso. Eppure, la vista panoramica su Yerevan da quest’altezza è a dir poco mozzafiato.

Non lontano da quassù il Parco della Vittoria, con ampi spazi verdi, parco giochi e la statua di Madre Armenia, alta 52 metri, che campeggia sulla città.

Scendiamo e ci fermiamo in uno dei tanti ristorantini ai piedi della Cascata. L’atmosfera è rilassante e molto piacevole, allietata da buona musica di sottofondo.

Piazza della repubblica, tripudio di suoni e colori
Pomeriggio: ci incuriosisce il cuore antico della città, per cui rotta verso Piazza della Repubblica, uno dei simboli più riconoscibili della capitale armena. Progettata dal famoso architetto Alexander Tamanyan, fino al 1991, fu conosciuta come Piazza Lenin, a testimonianza del passato sovietico dell’Armenia. Oggi, si erge come una splendida incarnazione dell’identità armena, della sua storia e del suo fascino.
Cinque imponenti edifici

Cinque imponenti edifici si affacciano sulla piazza, contribuendo ciascuno al suo armonioso design, tra cui il Palazzo del Governo, caratterizzato dall’iconica torre dell’orologio, la Galleria Nazionale e il Museo di storia dell’Armenia. Ognuno di questi palazzi è rivestito in tufo rosa, la pietra vulcanica che identifica l’Armenia e che conferisce a Yerevan il suo inconfondibile bagliore rosato, che le ha regalato l’appellativo di “città rosa”. Fregi e decorazioni tipiche dell’arte armena ne impreziosiscono le facciate, tessendo una narrazione visiva che abbraccia passato e presente.

Le Fontane Cantanti

Al centro della piazza campeggia una delle attrazioni più amate di Yerevan: le Fontane Cantanti. Originariamente costruite negli anni ’60 e splendidamente restaurate nel 2007, le fontane ora offrono la loro sinfonia di acqua, luce e musica ogni sera da fine maggio a ottobre. Abitanti del posto e visitatori si riuniscono qui, incantati dai getti danzanti e dalle melodie che animano il cuore della città. Sul lato opposto della piazza, si snoda una tranquilla passeggiata, punteggiata di caffè all’aperto e angoli ombreggiati dove riposarsi. Ma il vero spettacolo arriva al tramonto, quando la piazza diventa un immenso palcoscenico, dove la pietra rosa danza sulle note delle fontane cantanti. Una gioia per gli occhi ed il cuore.

Vernissage, arte e oggettistica in  mostra

Poco distante dalla piazza, uno dei posti più ricercati dai turisti, il “Vernissage”, un mercato delle pulci all’aperto dove troverai di tutto: dai tappeti antichi ai gioielli in argento, dalle matrioske fino a vecchie macchine fotografiche sovietiche. La formazione del Vernissage iniziò negli anni ’80, quando gli artisti esponevano le loro opere nel parco intitolato a Saryan. In seguito, il governo assegnò uno spazio più ampio per permettere a più artisti, artigiani e pittori di esporre il proprio lavoro. Bella pausa rinfrescante in uno dei tanti caffè all’aperto, in cui degustare un ottimo calice di vino da uve Areni (l’Armenia vanta la tradizione vinicola più antica del mondo!) e accompagnato dal lavash, il tipico pane sottile locale.

🗓️ Giorno 2: tra monasteri, templi e scenari mozzafiato

Oggi decidiamo di uscire dalla capitale. Abbiamo prenotato un driver locale molto economico, ma anche noleggiare un’auto costa pochissimo. Direzione est. Tra le cose da vedere in Armenia, le tappe imperdibili sono:

Il monastero di Geghard

L’Armenia è la terra dei monasteri, si sa. E questo, in particolare, è un sito inserito nel patrimonio mondiale dell’umanità (UNESCO) dal fascino unico. Dopo aver percorso tornanti e dislivelli lungo l’affascinante gola dell’Azat (il cui significato in armeno sta per animo libero, nobile), te lo trovi, lì, come un diamante nella roccia. Scavato direttamente in un fianco della montagna, ha un’acustica, oserei dire, mistica. Abbiamo avuto la fortuna di ascoltare un inno sacro cantato da alcuni fedeli: un’estasi dei sensi che tocca le corde dell’anima. 

Il monastero fu fondato nel IV secolo da San Gregorio Illuminatore nel luogo in cui sgorgava  una sorgente sacra all’interno di una grotta. Il suo nome, Geghard, significa “il monastero della lancia“, in riferimento alla lancia che ferì Cristo durante la crocifissione. Secondo la leggenda, l’apostolo Taddeo avrebbe portato in Armenia la reliquia, un tempo conservata qui assieme ad altri oggetti sacri. Unito al monastero vi è il Gavit, una sorta di sagrestia con il tetto di pietra, caartterizzato dalla presenza di un particolarissimo foro da cui penetra la luce, simbolo della discesa dello Spirito Santo sugli apostoli.  Da brividi.

Il tempio di Garni
Il tempio di Garni è il solo tempio Greco-Romano colonnato rimasto in Armenia
Il tempio di Garni è il solo tempio Greco-Romano colonnato rimasto in Armenia

Poco distante dal monastero di Geghard, si staglia maestoso, sulla gola di Azat, il tempio di Garni. Sembra di stare in Grecia, e invece siamo in Armenia. È un tempio ellenistico perfettamente conservato, risalente al I secolo d.C, testimonianza della ricchissima ed antica storia della regione.  Spesso sitengono qui eventi culturali e concerti; infatti, durante la nostra breve visita, era in corso una kermesse musicale sul tema della pace.

La sinfonia di pietre

In fondo al canyon di Azat, vi è uno spettacolo naturale impressionante, assolutamente da inserire tra le cose da vedere in Armenia. Nota anche come “organo di basalto“, la sinfonia di pietre è un fenomeno geologico sorprendente, causato dal collasso di pietre vulcaniche, che affascina i visitatori con la sua straordinaria simmetria. Immense colonne di basalto esagonali e pentagonali, disposte in maniera simmetrica perfetta, sembrano formare le canne di un grandioso organo che si innalza fino a ben 50 metri di altezza. Un incanto per gli amanti della natura e della fotografia.

Da qui è inoltre possibile entrare nella Riserva Statale della Foresta di Khosrov ed esplorare una delle aree protette più importanti dell’Armenia. 

Lago Sevan

Proseguiamo la nostra formidabile escursione fino ad arrivare al lago Sevan, il “mare” d’Armenia. Dato che il paese non ha sbocchi sul mare e le temperture dell’acqua in estate raggiungono anche i 22 gradi, gli abitanti del posto amano trovare un po’ di frescura estiva qui. È uno dei laghi d’alta quota più grandi al mondo, essendo situato alla quota di 1900 m s.l.m., in una conca dei Monti Geghama.

Noi lo abbiamo raggiunto nel punto in cui è situato il monastero di Sevanavank, magnifico esempio di architettura medievale armena. Costruito alla fine dell’VIII secolo da alcuni monaci su quella era originariamente un’isola sul lago, la struttura è circondata da numerosi khachkar. Cosa sono? Costruite in tufo nero, sono piccole chiese a forma di croce dall’architettura molto raffinata. Immancabile  una foto da cartolina con il lago blu cobalto sullo sfondo.

Cena tipica

Ormai sul far della sera, ceniamo in una delle tante trattorie tipiche sul lago. Barbecue a base di trota del Sevan è d’obbligo! Anche se il pesce di mare resta a lungo il mio preferito, questo non è per niente male!

🗓️ Giorno 3: ai piedi dell’Ararat e nel cuore dell’Armenia

Per l’ultimo giorno decidiamo di far rotta verso sud per poi ritornare a Yerevan nel pomeriggio, per le ultime spunte da flaggare nella lista del cosa vedere in Armenia tre giorni.

Sempre a bordo dello stesso driver del giorno prima – durante il tragitto mi offre di continuo un ottimo brandy locale, motivo per cui gli ho ridato fiducia! -, prendiamo l’autostrada E117, la cui vista è dominata dal gigante dell’Armenia: il monte Ararat. Per gli armeni è una sorta di divinità popolare, che veglia sul popolo armeno sin dalla notte dei tempi. Inrealtà,il suo immenso cono di origine vulcanica, ricoperto da ghiacci e navi perenni, si trova in Turchia (Istanbul in 3 giorni: itinerario giorno per giorno con mappa – Vagabondaggi), al confine con l’Armenia e l’Iran.

Ma la sua presenza è così forte nell’immaginario armeno, che il suo skyline inconfondibile si trova un po’ ovunque. Inoltre viene considerato un monte sacro, dato che si ritiene che qui si sarebbe posata l’Arca di Noè dopo il Diluvio Universale. Se il cielo sarà terso vi sembrerà di poterlo quasi sfiorare dalla cima della Cascade a Yerevan, se invece ci sarà foschia rimarrà come un’ombra scura in lontananza.

Khor Virap

Arriviamo dopo un’ora di auto a Khor Virap e qui mi sembra di entrare in un film. Altopiano brullo, desertico dove, ad un certo punto, affiorano delle croci dal suolo. Un cimitero ai piedi di un monastero di nuda pietra. Un silenzio che infonde una pace vera e profonda.. E poi lui, gigantesco, maestoso, la cima dell’Ararat. Inerpicandoci su per la scalinata che ci porta al monastero, sembra di afferrarlo quasi questo mistico monte. Il vento mi sferza il viso. Apro e chiudo gli occhi più volte. No, non sto sognando, non sto vivendo una scena di un film biblico, sono qui faccia a faccia con l’eternità. 

Questo antico monastero è il luogo in cui San Gregorio l’Illuminatore fu imprigionato per 14 anni, in un profondissimo pozzo, oggi visitabile, ma che francamente ho evitato di affrontare. Grazie al suo immenso sacrificio, l’Armenia è divenuta la prima nazione cristiana al mondo. Pensare che quest’uomo abbia vissuto confinato nel buio più pesto per così tanti anni e che sopra la sua testa ci fosse una vista così spettacolare mi commuove.  Da quassù il paesaggio turco circostante con la cima innevata dell’Ararat rapisce completamente i sensi, in un fotofinish senza fine.  Khor Virap vale tutto il tour. Credeteci.

Decidiamo di tornare a Yerevan. Il giorno dopo si parte e vogliamo scoprire la capitale ancora un po’.

Kond, il quartiere più autentico di Yerevan

Situato su una collina nel centro della città, Kond è il rione più antico della città. Risalente al XVII secolo, questo affascinante quartiere offre un’atmosfera autentica e fuori dal tempo, con stradine strette, case in pietra e mattoni e splendida street art. L’architettura è vernacolare, con edifici realizzati con materiali di recupero e influenze orientali risalenti al periodo in cui il quartiere era abitato da persiani e azeri. Inoltre vi è la Kond Gallery, un’iniziativa artistica locale che ha trasformato i muri delle vecchie case in tele a cielo aperto, attirando visitatori e valorizzando la zona.

E poi l’esperienza unica dei caffè tradizionali. Ci siamo fermati in una caratteristica caffetteria locale, dove una giovane donna splendida e gentilissima ed un’altra di mezza età dallo sguardo magnetico ci hanno fatto sedere nel loro locale decorato con tappeti caucasici, offrendoci il tipico caffè armeno e il dolce caratteristico, gata.

Il monumento di Tsitsernakaberd (la Fortezza delle Rondini)

Nella lista del cosa vedere a Yerevan, l’ultimo ed il più importante tassello da comporre per comprendere l’essenza del popolo armeno è racchiusa qui, nel monumento al genocidio armeno. Il complesso è dedicato alla memoria delle vittime del genocidio armeno del 1915, quando il governo turco perpetrò ai danni del popolo armeno uno dei più grandi crimini dell’umanità, sterminando 1,5 milioni di persone appartenenti a questo paese. Inaugurato nel 1967, il memoriale è diventato parte integrante del paesaggio della capitale e luogo di pellegrinnaggio. Il santuario dell’eternità, dove arde una fiamma eterna, con le sue dodici enormi laste di pietra, rappresenta le 12 province dell’Armenia andate perdute.

Quindi il muro commemorativo, in cui sono incisi i nomi delle città e dei luoghi dove furono perpetrati i massacri. Ed infine la colonna commemorativa denominata “L’Armenia rinata”, alta 44 metri, che simboleggia la rinascita e l’orgoglio armeni. Ogni anno il 24 aprile tutti gli armeni del mondo e anche molti stranieri per deporre un fiore vengono qui davanti alla fiamma perenne per ricordare le vittime del genocidio. Anche noi lo abbiamo fatto, con quell’amara consapevolezza di di sapere che le guerre e l’odio sono la più grande sconfitta dell’umanità. Il popolo armeno ha saputo reagire a tanta crudeltà inspiegabile con orgoglio e fierezza, ma le cicatrici di tanta sofferenza sono ovunque, soprattutto negli occhi delle persone più anziane, abituate a trattenere a stento troppe lacrime soffocate nel sangue.

Lavash, il pane dell’armonia

Lavorazione del Lavash il tipico pane armeno
Lavorazione del Lavash il tipico pane armeno

Come non chiudere in bellezza questo weekend intimo e profondo con la sosta presso un forno tradizionale, dove assistere alle varie lavorazioni del lavash, il tipico pane armeno. Il forno è in pietra, a forma cilindrica, ed il pane si cuoce attaccato alle pareti. È un pane leggero, croccante, fragrante e digeribilissimo, niente meno che inserito nella lista Unesco come patrimonio immateriale dell’umanità. Il motivo di tale vanto non sta nei suoi ingredienti, ma in ciò che quel pane intimamente simboleggia.

In Armenia il pane non accompagna, è il centro del pasto, sempre presente nelle sue varie forme: steso, piegato, avvolto, spezzato. Ma sempre con un’unica funzione: quella di essere condiviso. Mangiare lavash vuol dire partecipare: alla tavola, alla vita della famiglia, a quella di comunità, alle feste, alla sofferenza. Per secoli è stato preparato nei paesi e nelle famiglie da più mani unite dall’intento di fare comunità. Nel corso dei secoli il popolo armeno ha dovuto fuggire da guerre, stermini, atrocità.

Ed ogni volta che si è fermato in una terra lontana e straniera, è ripartito da quel pane, che preparato insieme e condiviso è diventato casa, famiglia, intimità, anche lontano migliaia di chilometri dalla propria terra. E allora il lavash ci restituisce il valore più autentico di questo paese, una nazione che nonostante le mille difficoltà ed ingiustizie sofferte, ha saputo sempre rimboccarsi le maniche e tenersi stretti gli aspetti essenziali: la relazione tra le persone, il rispetto, la condivisione, l’armonia. Gli stessi sentimenti che ha infuso nei nostri animi.

Ciao Armenia, ti auguriamo il meglio che il tuo popolo possa desiderare. Ve lo meritate con tutto il cuore!

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