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Laura Urbinati e il trullo dell’Anima

La stilista Laura Urbinati nel suo trullo a Cisternino in Puglia - ph. Lucrezia Argentiero

C’è un luogo dove gli aghi non cuciono tessuti, ma cuciono il tempo. Dove le forbici non tagliano pattern di moda, ma recidono il rumore del mondo. Questo luogo, per Laura Urbinati, non è un atelier nel cuore di Roma, ma un trullo antico in Puglia, che aspetta il suo ritorno da ventotto estati.

Qui, la stilista di origini romane, milanese d’adozione, americana per formazione, si rigenera, stacca la spina e trova linfa vitale per la sua creatività sempre fervida.

Da Malibù con amore

Laura è cresciuta circondata dall’arte e dal glamour. Suo padre, Urbano, collezionista d’arte, è stato il visionario fondatore del mitico Gambrinus, storico stabilimento balneare sul litorale di Ostia, ritrovo privilegiato di icone del mondo del cinema, come Audrey Hepburn e Marcello Mastroianni.

Quell’eleganza, quel fascino e quella seduzione di cui si è circondata sin da bambina hanno così tanto nutrito la sua anima ed i suoi occhi che si è ritrovata ben presto con un biglietto aereo per Malibù tra le mani e ago e filo nell’altra.

La sua prima linea di costumi da bagno, minimalista e sobria, ha fatto impazzire star hollywoodiane del calibro di Sofia Coppola, Uma Thurman, Angelica Houston.

Costumi da bagno così perfetti che sembravano cuciti addosso,  che hanno determinato il grande successo anche della sua prima boutique, aperta in Sunset Plaza a Los Angeles.

Uno stile sofisticato ma semplice, un gioco raffinato tra tessuti pregiati, stampe e colori in cui arte, design e danza sembravano fondersi per dare vita a delle creazioni assolutamente originali e adattabili ad ogni figura.

Intanto, mentre oltreoceano le sue collezioni navigavano a gonfie vele, l’amore per il surfista californiano che l’aveva condotta a rincorrere il sogno americano, iniziava a sbiadire.

Il grande ritorno

Ed ecco il grande ritorno in Europa, con l’apertura di due boutiques della stilista a Roma e a Milano.

E così quell’universo di bellezza creato da Laura Urbinati, fatto di tagli, drappeggi e tessuti, prende sempre più forma.

 Le attrici del Vecchio Continente sembrava che non aspettassero altro, tanto che nomi come Afef, Francesca Neri, Valeria Golino, Laura Morante sono rimaste stregate dal suo stile iconico e mai banale.

 Da allora le collezioni di Laura Urbinati si sono arricchite di blazer, cappotti, pantaloni dritti, gonne a vita alta, tutti rigorosamente semplici e ad alta vestibilità, nel suo stile di sempre.

Durante l’intervista, non fa mai assolutamente cenno a tutto il successo che ha conquistato e che la pone nell’olimpo della moda mondiale.

Lei parla scherzosamente di “straccetti” cuciti addosso alle donne, ma ben sa che quegli straccetti hanno avuto e hanno un potere fortissimo: fanno sognare. Laura sa ascoltare, sa riconoscere la forza e la fragilità che si cela dietro ogni donna, interpretandone i gusti e rendendola protagonista di un sogno. La chiave del suo successo è proprio questa. 

Dall’abbigliamento all’arredamento il passo è stato breve, e oggi la nostra stilista si dedica anche all’home decor e all’outdoor, dove le stampe originali e la ricerca di colori e tessuti mai scontati è il fil rouge che la contraddistingue sempre.

La stilista Laura Urbinati nel suo trullo a Cisternino in Valle d’Itria – ph. Lucrezia Argentiero

Laura e la Puglia: fuori dal mondo ma con il mondo intorno

E poi nella vita di Laura c’è la nostra Puglia, un’eredità liquida. Ventotto anni di ritorni non sono una abitudine. Sono un rituale. Un atto d’amore verso le proprie radici e verso sé stessi. È il gesto di riannodare i fili di un’esistenza che, per il resto dell’anno, si dipana tra collezioni, sfilate e il clamore della città.

Lei, che del suo stile ha fatto la sua professione, qui ricerca un’eleganza diversa. Quella delle linee essenziali di un trullo, severe e morbide insieme. Quella dei tessuti di lino stesi al sole, del sale che si incrosta sulla pelle dopo un bagno, del semplice ritmo delle giornate scandito dal sole e dal vento.

E dal mare. Quello stesso mare che bagnava Ostia e che suo padre trasformò in un tempio del glamour, qui in Puglia diventa altro. Diventa intimità. Non è più palcoscenico, ma rifugio. È il luogo del silenzio operoso, delle nuotate all’alba, al mare o nella piscina del trullo, quando l’acqua è piatta come una seta azzurra, o al tramonto, quando il sole tinge di rosa la pietra a secco.

Laura rivela candidamente: “Qui in Puglia sono fuori dal mondo, ma con il mondo intorno”. Ha l’essenziale qui con lei: sua figlia Olga, la campagna, il silenzio, le pause, gli amici che vede quando vuole.

Non le va di girare in lungo e in largo la nostra regione o di correre dietro a mercatini sparsi qua e là, l’essenza è qui, tra quei coni grigi e bianchi dove riprende a respirare.

Il Trullo, custode di memorie e di nuovi sogni

Il trullo di famiglia non è un museo. È un contenitore vivo di memorie. Tra quelle mura spesse e fresche, l’eco delle risate del Gambrinus e il fragore delle onde di Malibù si mescola al fruscio delle stoffe che Laura porta con sé per le sue vacanze creative. È qui che le ispirazioni sedimentano. I colori della Puglia – il blu cobalto del mare, il verde argenteo degli ulivi, l’ocra della terra – diventano palette naturali. La luce accecante del mezzogiorno diventa un faro che illumina nuove idee.

E in questo angolo di Puglia, forse, avviene la magia. Tutti i suoi mondi si incontrano, dalla Roma brillante alla Malibù briosa e calorosa alla Milano frenetica e vibrante. Tutto racchiuso nell’intima familiarità del trullo. Ognuno di essi luogo di incontro, di vita, di bellezza condivisa. Tutti casa, nessuna esclusa.

Ma il trullo, di certo, è il suo atelier dell’anima. Il luogo dove la stilista toglie gli abiti da donna di successo e indossa, semplicemente, sé stessa. Tuffandosi in un mare che non è quello della storia, ma quello della sua storia. Di quella bambina che continua a correre tra i tavoli del Gambrinus, sognando di disegnare straccetti che saranno gli aquiloni dei sogni delle donne.

Ti è piaciuta l’intervista a Laura Urbinati? Qui trovi le altre interviste Vagabond!

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