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La Vigna del Terzo Paradiso a Villa Agreste: l’arte di Pistoletto mette radici a Ostuni

Il terzo Paradiso ad Ostuni visto dall'alto

Ci sono luoghi che si visitano, altri che si attraversano e poi ce ne sono alcuni che, mentre li percorri, finiscono per attraversare te.

È la sensazione che ho provato partecipando all’inaugurazione della Vigna del Terzo Paradiso di Villa Agreste, nelle campagne di Ostuni, presentata il 25 giugno, giorno del novantatreesimo compleanno di Michelangelo Pistoletto.

Non è semplicemente un vigneto. Non è un’installazione artistica. Non è soltanto un progetto agricolo. È un’idea che prende forma nella terra.

Quando l’arte diventa paesaggio

Da oltre vent’anni il Terzo Paradiso rappresenta uno dei concetti più importanti elaborati da Michelangelo Pistoletto, il grande maestro dell’Arte Povera.

Il simbolo nasce dalla trasformazione del segno matematico dell’infinito: ai due cerchi tradizionali se ne aggiunge un terzo, centrale. Il primo rappresenta la natura originaria. Il secondo il mondo artificiale costruito dall’uomo attraverso tecnologia, scienza e sviluppo. Il terzo è lo spazio dell’equilibrio, della riconciliazione, della responsabilità. È il luogo dove natura e artificio smettono di combattersi e imparano a convivere.

Come scrive Pistoletto:

“Il Terzo Paradiso è la terza fase dell’umanità, che si realizza nella connessione equilibrata tra l’artificio e la natura.”

Negli anni questo simbolo è diventato installazione, performance, progetto educativo, opera urbana, giardino, bosco. Esistono, nel mondo, centinaia di installazioni del Terzo Paradiso. Oggi trova una nuova interpretazione anche nelle campagne pugliesi.

Una vigna che racconta il futuro

A Villa Agreste il simbolo non è disegnato con pietre o alberi ornamentali. È coltivato.

I filari riproducono fedelmente il Terzo Paradiso utilizzando alcuni dei vitigni più identitari e rari del territorio ostunese. All’esterno domina l’Ottavianello, storico vitigno della DOC Ostuni. Nei cerchi interni trovano spazio varietà quasi scomparse come Cigliola Bianca e Marchione, recuperate attraverso un lungo lavoro di ricerca e salvaguardia della biodiversità.

Non è una scelta casuale. Villa Agreste da anni porta avanti un’importante opera di recupero dell’antica viticoltura della Valle d’Itria, riportando in vita uve dimenticate che rischiavano di scomparire. Tradizione e innovazione. Memoria e futuro. È esattamente ciò che rappresenta il Terzo Paradiso.

Ho raccolto qui un itinerario su cosa fare e vedere a Ostuni in 24 ore, perfetto per chi vuole esplorarla anche oltre le campagne.

Coltivare cultura

Tra i momenti più significativi della giornata c’è stato il talk “Coltivare cultura: il nuovo paesaggio di Villa Agreste”, un’occasione di dialogo e riflessione dedicata al rapporto tra arte, agricoltura, paesaggio e sostenibilità. Al confronto hanno preso parte Francesco Saverio Teruzzi della Fondazione Pistoletto Cittadellarte, Maria Grazia Marrocco, coordinatrice per la Puglia della Fondazione Sylva, Sabrina Vedovotto, curatrice indipendente, Giovanna Bozzi, vicepresidente ANISA per l’educazione all’arte, Stefania Crobe, docente dell’Università di Palermo, e Leonardo Catucci, agronomo del CRSFA “Basile-Caramia”. A moderare l’incontro è stata la giornalista Paola Moscardino.

Più che un convegno, è stato un confronto aperto sul ruolo della cultura come motore di trasformazione del territorio, capace di intrecciare arte contemporanea, tutela del paesaggio, biodiversità e innovazione, nella consapevolezza che coltivare la terra significa anche coltivare nuove idee e nuovi modi di abitare il futuro.

Una frase, in particolare, continua a risuonarmi dentro: “Non serve una pedagogia della nostalgia. Bisogna immaginare il futuro.” È una riflessione che va ben oltre il mondo dell’arte. Per troppo tempo abbiamo pensato alla cultura come qualcosa da trasmettere. Ma trasmettere non basta. Occorre partecipare, condividere, collaborare. Accettare anche l’errore come parte del processo creativo.

Quando la didattica diventa soltanto trasmissiva, rischia di trasformarsi in qualcosa di immobile, quasi museale. Quando invece coinvolge le persone, le invita a ragionare, a immaginare scenari nuovi, allora cambia davvero il punto di vista. Ed è proprio questo il ruolo degli artisti. Non limitarsi a raccontare il presente ma aiutarci a vedere il futuro.

Un’opera che si attraversa

Il vigneto del Terzo Paradiso ad Ostuni il giorno dell'inaugurazione
Il vigneto del Terzo Paradiso ad Ostuni il giorno dell’inaugurazione

Siamo abituati a osservare un quadro appeso a una parete. Qui accade l’opposto. Il Terzo Paradiso non lo guardi soltanto. Lo percorri. Ci cammini dentro. Lo vivi. Diventa paesaggio. Diventa esperienza. Diventa territorio.

È un’opera che rimane, cresce, cambia con le stagioni, produce frutti e continua a dialogare con chi la visita.

L’arte esce dal museo e torna nella terra.

La cultura come radice del territorio

Il progetto di Villa Agreste dimostra come arte contemporanea, agricoltura, biodiversità e identità locale possano convivere senza forzature. Anzi. Si rafforzano a vicenda.

Recuperare vitigni dimenticati significa custodire memoria. Disegnare una vigna seguendo il simbolo del Terzo Paradiso significa trasformare quella memoria in una visione.

È un innesto perfetto tra cultura e paesaggio, tra identità e innovazione, tra ciò che siamo stati e ciò che possiamo diventare.

Coltivare la terra, coltivare il pensiero

Alla fine della visita mi è rimasta impressa una frase semplice, forse la più bella dell’intera giornata.

Coltivare la terra significa anche coltivare il pensiero.

Chi sia questo il senso più profondo del Terzo Paradiso? Ricordarci che ogni gesto agricolo è anche un gesto culturale e che il paesaggio non è soltanto ciò che vediamo ma è il risultato delle idee che scegliamo di seminare.

E che il futuro, proprio come una vigna, non nasce da solo, va immaginato, poi piantato, infine coltivato, giorno dopo giorno.

“Il futuro, per Villa Agreste, passa da qui, e contiene in sé le radici di un passato glorioso da non dimenticare, sempre nell’ottica della salvaguardia del pianeta, del lavoro in biologico, della
biodiversità che porta ad inserire piccole vigne in un paesaggio costituito da olivi monumentali, mandorli, piante dai frutti rari, e tanta bellezza”

(Vincenzo Iaia – owner Villa Agreste)


Villa Agreste – Ostuni

Villa Agreste è un’azienda agricola immersa nella Piana degli Ulivi Millenari, tra Ostuni e il mare Adriatico. Nata come realtà olivicola della famiglia Iaia, ha saputo evolversi nel tempo affiancando all’ospitalità rurale un ambizioso progetto vitivinicolo. Dal 2012, sotto la guida di Enzo Iaia, l’azienda è impegnata nel recupero e nella valorizzazione dei vitigni autoctoni delle DOC Ostuni, riportando in vita varietà rare come Ottavianello e Impigno, protagoniste di vini fortemente identitari. Una filosofia che unisce tutela della biodiversità, valorizzazione del territorio e visione del futuro, e che trova oggi una nuova espressione nella Vigna del Terzo Paradiso, dove arte contemporanea e agricoltura dialogano in perfetto equilibrio.

Vigna del Terzo Paradiso

Il progetto, curato da Ilaria Oliva, traduce il simbolo del Terzo Paradiso in un’opera vivente. Il vigneto è stato impiantato seguendo fedelmente il disegno ideato da Michelangelo Pistoletto: i tre anelli esterni sono coltivati a Ottavianello, il vitigno simbolo della DOC Ostuni, mentre all’interno dei due cerchi laterali trovano posto i filari di Cigliola Bianca e nel cerchio centrale quelli di Marchione, due varietà autoctone rarissime, recuperate dall’oblio grazie a un paziente lavoro di valorizzazione.

L’opera si estende su un’area di oltre 1.600 metri quadrati, con un percorso di circa 180 metri che permette ai visitatori di attraversarla e viverla dall’interno. Situata a circa 100 metri sul livello del mare, tra gli ulivi della campagna ostunese e con lo sguardo che si apre fino all’Adriatico, la Vigna del Terzo Paradiso diventa così un luogo dove paesaggio, arte e agricoltura dialogano in perfetto equilibrio.

Fondazione Pistoletto Cittàdellarte

La Fondazione Pistoletto Cittadellarte, fondata a Biella su iniziativa di Michelangelo Pistoletto, è un laboratorio internazionale che promuove l’arte come strumento di trasformazione sociale. Ispirata al Manifesto Progetto Arte del 1994, opera mettendo in dialogo cultura, educazione, ambiente, economia e comunità, con l’obiettivo di costruire una società più responsabile e sostenibile. Da questa visione nasce anche il progetto del Terzo Paradiso, oggi diffuso in tutto il mondo attraverso opere, installazioni e iniziative che uniscono arte e territorio.

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