Un viaggio tra biodiversità agricola, cultura rurale e visione etica dell’agricoltura: la mostra Pomologica e l’eredità viva di Paolo Belloni.
“Non sappiamo cosa servirà in futuro, dunque è bene conservare il maggior numero di specie botaniche possibile.”
C’è un luogo, nel cuore della Valle d’Itria, dove gli alberi non sono solo piante, ma testimoni di una memoria collettiva che rischia di andare perduta.
Sono i Giardini di Pomona, un conservatorio botanico dedicato alla biodiversità agricola, dove frutti dimenticati, sapori antichi e storie contadine trovano spazio e radici.
Dietro questo progetto visionario c’è Paolo Belloni, fotografo paesaggista e custode di una filosofia agricola che unisce conoscenza scientifica, rispetto per la terra e bellezza.
I giardini di Pomona: un giardino che custodisce il tempo in valle d’Itria
I Giardini di Pomona si estendono per oltre dieci ettari nella campagna della Valle d’Itria, tra Cisternino e Locorotondo.
Il nome “Pomona” deriva dalla dea romana dei frutti e degli alberi da frutto, simbolo di abbondanza e fertilità. L’associazione che cura i Giardini di Pomona ha voluto invocare la sua protezione, dedicandole questo spazio unico dove si custodiscono e valorizzano antiche varietà fruttifere come patrimonio culturale e agricolo.
Nati all’inizio degli anni 2000, questi terreni sono diventati un vero museo vivente della biodiversità frutticola mediterranea: ospitano più di mille varietà di alberi da frutto, tra cui fichi, meli, peri, sorbi, mandorli e tante specie rare, ormai assenti dall’agricoltura commerciale.
Dal 2004, il Conservatorio botanico ha un obiettivo preciso: trasmettere alle generazioni future il patrimonio genetico selezionato in millenni di storia agricola, che oggi rischia di scomparire.
La visione di Paolo Belloni nei Giardini di Pomona
Dietro ogni giardino c’è un giardiniere. Ma qui il giardiniere è anche filosofo, studioso e custode della biodiversità contadina.
Paolo Belloni, “milanese Doc e migrante al contrario”, ha fondato Pomona per preservare il legame tra uomo, natura e memoria. La sua formazione in architettura del paesaggio e la passione per la botanica hanno dato vita a un progetto che non è solo agricolo, ma anche culturale. Belloni ha recuperato e salvato varietà frutticole antiche viaggiando tra campagne e archivi botanici, ricostruendo un archivio vivente della nostra storia agricola.


Frutti dimenticati, identità ritrovate
Passeggiando tra i viali dei Giardini di Pomona, ci si imbatte in frutti antichi dai nomi poetici, alcuni dei quali Paolo li distingue per dialetti:
- Fico brogiotto
- fico Mattepinta
- Giuggiolo
- sorbo domestico
- Nespolo del Giappone
Salvare queste varietà significa preservare il patrimonio culturale e genetico di intere comunità. Sono piante adattate al clima, resistenti alla siccità, custodi di una diversità fondamentale per affrontare le sfide dei cambiamenti climatici.
Mostra Pomologica: la festa della biodiversità
Ogni anno, la prima domenica di settembre, i Giardini di Pomona ospitano Pomologica, una mostra-evento dedicata ai frutti antichi.
Qui agricoltori, appassionati e famiglie possono:
- partecipare a degustazioni e laboratori didattici
- incontrare esperti e ricercatori
- riflettere sul valore della biodiversità e delle scelte alimentari consapevoli
La collezione più preziosa è quella del fico (Ficus carica), con oltre 500 varietà provenienti da tutto il Mediterraneo, una delle più importanti d’Europa.
Alla domanda perché ama il Fico, Paolo risponde : <É una pianta generosa, bella, abbondante, anarchica. Cresce anche in mezzo ad una strada : Tutti possono cibarsene. Si riesce facilmente a moltiplicarla per talea, propaggine, margotta, pollone radicato, meristema con sezione della gemma, ecc.
Si sbaglia a potare? Produce lo stesso. Non poti per niente ? Produce lo stesso.
In alcune varietà non si accontenta di fare una sola produzione ma due.>>
Il fico come attrattore turistico
“Se il fico vuoi mangiare, in Puglia devi venire”
Dice così Paolo durante la visita, mentre ci indica con orgoglio uno dei suoi numerosi alberi carichi di frutti maturi.
Il fico, simbolo autentico della dieta mediterranea, non è solo un alimento ricco di storia e proprietà nutritive sin dall’epoca dei romani, ma anche un potente attrattore turistico.
Per molti visitatori, rappresenta – insieme agli agrumi – una sorta di anticipazione sensoriale del Mediterraneo: colori, profumi e sapori che evocano terre assolate e tradizioni millenarie. Tuttavia, a differenza degli agrumi, che grazie alla loro resistenza possono viaggiare per lunghe distanze e raggiungere mercati di tutto il mondo, i fichi freschi conservano un carattere più schivo e locale. Fragili e delicati, non sopportano facilmente il trasporto: per questo, al di fuori delle regioni in cui vengono coltivati, è raro trovarli freschi, e più comune trovarli nella loro versione essiccata. Un limite logistico che, paradossalmente, ne aumenta il fascino: per gustare un vero fico maturo appena colto dall’albero, bisogna venire qui, dove il sole e la terra ne fanno un prodotto unico e irripetibile.
Il giardino come atto politico
Coltivare biodiversità è anche un gesto politico.
In un mondo dominato dall’agricoltura intensiva e standardizzata, i Giardini di Pomona rappresentano un modello di resistenza:
- contro l’erosione genetica
- contro l’omologazione del gusto
- per un’agricoltura più etica e sostenibile
Ogni albero piantato è un atto di speranza e di cura per il futuro.
Il Kaki di Nagasaki: simbolo di resilienza
“D’altronde, il motore del mondo è il fatto che ogni essere vivente vuole che i propri figli possano campare.”
Questa frase, semplice ma profondissima, sembra contenere l’essenza della resilienza naturale. Forse è proprio per questo che un albero di kaki — pianta generosa e discreta — è riuscito a sopravvivere all’inimmaginabile: la bomba atomica sganciata su Nagasaki nel 1945.
Mentre tutto attorno era ridotto in cenere, tra le macerie fumanti e la devastazione assoluta, un kaki continuava ostinatamente a vivere. Sembrava impossibile, ma era lì: mutilato, bruciato, ma ancora vivo. Un piccolo miracolo botanico che ha finito per diventare simbolo di resistenza e di rinascita.
A prendersene cura fu Masayuki Ebinuma, un botanico giapponese che dedicò la sua vita alla rigenerazione degli alberi sopravvissuti alla catastrofe. Non solo li curò, ma ne raccolse i semi, li innestò, li portò in altri angoli del mondo come testimoni silenziosi della pace. Grazie a lui, oggi i “kaki della bomba” vivono in più di 20 paesi, spesso piantati nei giardini della memoria, nei parchi botanici, nelle scuole.
Uno di questi figli, quasi ottant’anni dopo, cresce ora ai Giardini di Pomona, nel cuore della Puglia. È circondato da un labirinto di lavanda — pianta anch’essa simbolo di calma, purificazione, cammino — perché, come dice Paolo Belloni, custode di questo straordinario giardino, “se vuoi arrivare alla pace, un po’ di strada la devi fare”.
Quel kaki non è solo un albero: è un monito vivente, un invito a riflettere su quanto la vita sia ostinata, fragile e forte al tempo stesso. E Pomona, con le sue centinaia di varietà botaniche rare, diventa il luogo dove le piante raccontano storie che gli uomini troppo spesso dimenticano.
Perché, alla fine, anche tra gli alberi, la vita trova sempre un modo per ricominciare.
Dove si trovano i Giardini di Pomona e come raggiungerli
I Giardini di Pomona si trovano nel cuore della Valle d’Itria, in Puglia, nel territorio di Cisternino (BR), lungo la Strada Provinciale 14 che collega Cisternino a Ceglie Messapica. Il giardino è facilmente raggiungibile in auto, seguendo le indicazioni per Contrada Figazzano. Per chi arriva da lontano, gli aeroporti più vicini sono quelli di Brindisi (circa 45 km) e Bari (circa 90 km). Una volta arrivati, seguite la segnaletica turistica che indica “Il Giardino di Pomona”. È consigliata la prenotazione anticipata per visite guidate, in particolare nei mesi primaverili ed estivi. Per maggiori informazioni, orari di apertura e contatti, è possibile visitare il sito ufficiale del giardino.
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